Il panorama dell’export italiano si presenta oggi come un ecosistema complesso e articolato, dove istituzioni pubbliche, sistema bancario e associazioni di categoria lavorano sinergicamente per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese.
Con un valore delle esportazioni che nel 2025 raggiungerà i 679 miliardi di euro e una crescita prevista del 4% nei prossimi due anni, l’Italia si conferma tra i principali esportatori mondiali, supportata da un sistema di sostegno che mobilita risorse per centinaia di miliardi.
Dietro questi numeri impressionanti si cela una rete di attori che, come SACE, accompagnano quotidianamente le aziende italiane nella loro sfida sui mercati globali.
Il sistema pubblico dell’export: SACE, SIMEST e ICE guidano la crescita internazionale
Il polo dell’export italiano si fonda su tre pilastri istituzionali che operano in modo coordinato sotto l’egida del Gruppo CDP: SACE, SIMEST e l’Agenzia ICE, ciascuna con competenze specifiche ma complementari nel supporto all’internazionalizzazione.
SACE, la società assicurativo-finanziaria del gruppo, rappresenta il cuore pulsante del sistema con 58 miliardi di risorse mobilitate nel solo 2024, generando dall’inizio del Piano Industriale un impatto complessivo di 280 miliardi sull’economia nazionale e sostenendo 1,5 milioni di posti di lavoro.
SIMEST, operativa dal 1991, si distingue per la gestione dei finanziamenti agevolati con tassi incredibilmente competitivi dello 0,087% annuo, offrendo inoltre contributi a fondo perduto che possono coprire fino al 50% delle spese sostenute dalle imprese per progetti di internazionalizzazione.
L’Agenzia ICE completa il trittico istituzionale con un approccio più operativo e promozionale, organizzando annualmente circa 900 eventi tra fiere, seminari e missioni commerciali, con risultati tangibili: le aziende che hanno usufruito dei suoi servizi hanno registrato una crescita dell’export del 12,02% nel biennio 2022-2023, mentre il numero di imprese assistite è cresciuto del 38% in soli tre anni.
Le risorse finanziarie a disposizione: dai 280 miliardi mobilitati ai finanziamenti agevolati
Il sistema finanziario per l’export italiano si articola attraverso molteplici strumenti che vanno dalle garanzie sui crediti alle partecipazioni al capitale, passando per i finanziamenti diretti e le coperture assicurative contro i rischi politici e commerciali.
CDP – Cassa Depositi e Prestiti gioca un ruolo determinante con il suo Piano Industriale che prevede di destinare 63 miliardi di euro alle imprese esportatrici, offrendo finanziamenti diretti con interventi minimi di 25 milioni di euro e la possibilità di coprire fino al 100% dell’operazione quando il sistema bancario non offre liquidità sufficiente.
I finanziamenti agevolati SIMEST, gestiti per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, rappresentano uno strumento particolarmente attrattivo per le PMI, con tassi praticamente simbolici e la possibilità di accedere a contributi a fondo perduto che riducono significativamente l’investimento iniziale richiesto alle imprese.
A livello regionale, iniziative come il Bando Digital Export 2024-2025 dell’Emilia-Romagna dimostrano come il sostegno all’export si declini anche territorialmente, con contributi che vanno da 5.000 a 15.000 euro per supportare la digitalizzazione e l’internazionalizzazione delle micro, piccole e medie imprese manifatturiere.
Il ruolo strategico di Unioncamere e delle associazioni di categoria nell’internazionalizzazione
Unioncamere e il sistema delle Camere di Commercio rappresentano la rete capillare sul territorio che intercetta e accompagna le imprese nel loro percorso verso i mercati esteri, con iniziative come il Progetto SEI, Sostegno all’Export dell’Italia, che offre servizi gratuiti e qualificati.
Il dato più significativo emerge dall’analisi di Unioncamere: mentre 121mila aziende italiane già vendono all’estero, esistono altre 17mila imprese che, pur possedendo tutti i requisiti per internazionalizzarsi, non hanno ancora fatto il salto verso i mercati globali, rappresentando un potenziale inespresso che potrebbe incrementare il fatturato export del 2,6-3%.
Confindustria si è dotata di strumenti innovativi come la piattaforma digitale Expand per supportare le proprie associate, puntando all’ambizioso obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di export, mentre Confartigianato evidenzia come le piccole imprese contribuiscano per 17,87 miliardi di euro alle vendite negli USA, dimostrando il peso specifico del tessuto artigianale nell’export nazionale.
Le associazioni di categoria non si limitano al supporto operativo ma svolgono un ruolo cruciale di advocacy e rappresentanza, dialogando con le istituzioni per definire politiche commerciali favorevoli e negoziando accordi che facilitino l’accesso delle imprese italiane ai mercati internazionali.
Banche e strumenti finanziari: come il credito privato accompagna le imprese sui mercati esteri
Il sistema bancario italiano ha sviluppato un’ampia gamma di prodotti specifici per l’internazionalizzazione, che vanno dagli anticipi export ai finanziamenti import, dai crediti documentari alle garanzie internazionali, creando un ecosistema finanziario completo per le esigenze delle imprese esportatrici.
I principali istituti di credito come Banco BPM, Intesa Sanpaolo e UniCredit offrono soluzioni modulari che si adattano alle diverse fasi del processo di internazionalizzazione, dal finanziamento del capitale circolante per le prime forniture estere fino ai prestiti a medio-lungo termine per investimenti strutturali all’estero.
L’innovazione nel settore si manifesta attraverso servizi sempre più digitalizzati e team multilingue specializzati che assistono le imprese nella gestione documentale e nei rapporti con partner commerciali internazionali, riducendo le barriere linguistiche e burocratiche che spesso frenano l’espansione oltre confine.
La sinergia tra credito privato e garanzie pubbliche rappresenta il vero punto di forza del sistema: le banche possono concedere finanziamenti più facilmente quando questi sono assistiti dalle garanzie SACE o da altre Export Credit Agency, creando un circolo virtuoso che riduce il rischio per tutti gli attori coinvolti.
I mercati del futuro: dalla strategia GATE ai settori trainanti del Made in Italy green
La strategia GATE (Growing, Ambitious, Transforming, Entrepreneurial) identifica 14 mercati strategici dove SACE è già presente con propri uffici: da Messico, Brasile e Colombia in America Latina, a India, Cina, Vietnam e Singapore in Asia, passando per Turchia, Serbia, Egitto e Marocco, questi paesi rappresentano oggi 80 miliardi di euro di export italiano con prospettive di crescita fino a 95 miliardi entro il 2027.
Il Made in Italy green emerge come uno dei settori più promettenti, con vendite all’estero che raggiungeranno i 50 miliardi di euro entro il 2025 e tassi di crescita a doppia cifra (11,1% nel 2024 e 13,7% nel 2025), trainato dalle tecnologie low-carbon dove l’Italia vanta una leadership riconosciuta a livello globale.
L’export italiano mantiene la sua struttura tradizionale con il metalmeccanico che rappresenta il 45% del totale, seguito da chimico (18%), sistema moda (15%) e agroalimentare (14%), ma si arricchisce di nuove componenti legate alla transizione digitale ed ecologica, con le imprese che investono in tecnologie digitali e IA che godono di vantaggi di produttività misurabili del 3,1% annuo.
Il Piano d’Azione per l’Export presentato dal Ministro Tajani punta su missioni istituzionali, rafforzamento delle attività fieristiche e accordi con piattaforme digitali internazionali, creando un ponte tra la tradizione manifatturiera italiana e le nuove opportunità offerte dai mercati emergenti, in un contesto globale sempre più caratterizzato da tensioni commerciali e necessità di diversificazione geografica.
