{"id":12229,"date":"2020-06-04T09:34:46","date_gmt":"2020-06-04T07:34:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cyberlaws.it\/?p=12229"},"modified":"2020-06-01T18:07:36","modified_gmt":"2020-06-01T16:07:36","slug":"recensione-pensare-infosfera-floridi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cyberlaws.it\/en\/2020\/recensione-pensare-infosfera-floridi\/","title":{"rendered":"La filosofia come strumento per disegnare il progetto umano nella societ\u00e0 dell\u2019informazione"},"content":{"rendered":"<h3><strong>La filosofia come strumento per disegnare il progetto umano nella societ\u00e0 dell\u2019informazione<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/h3>\n<h5><strong>Brevi note a Luciano Floridi, <em>Pensare l\u2019infosfera \u2013 La filosofia come design concettuale<\/em>, Raffaello Cortina ed., Milano, 2020, trad. Massimo Durante<\/strong><\/h5>\n<p><em>di Manuela Bianchi<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso febbraio ha visto la luce, per i tipi di Raffaello Cortina Editore, <em>Pensare l\u2019infosfera \u2013 la filosofia come design concettuale<\/em>, opera del Prof. Luciano Floridi, studioso noto per la sua ricerca dedicata alla filosofia e all\u2019etica dell\u2019informazione nell\u2019era digitale[1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo italiano \u00e8 la traduzione in forma riassuntiva di <em>The Logic of Information<\/em>, pubblicato nel 2019 dalla <em>Oxford University Press<\/em>, terzo volume di una tetralogia dedicata alla filosofia dell\u2019informazione e il cui quarto volume \u00e8 in corso di stesura. In Italia, nel 2017, Raffaello Cortina Editore aveva gi\u00e0 dato alle stampe <em>La quarta rivoluzione. Come l\u2019infosfera sta trasformando il mondo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio da questo lavoro prende la luce il testo oggetto di analisi di questo contributo. In <em>La quarta rivoluzione<\/em>, Floridi, tra l\u2019altro, spiega che nel corso dei secoli l\u2019umanit\u00e0 aveva gi\u00e0 vissuto tre rivoluzioni scientifiche fondamentali, che hanno intrinsecamente modificato il modo in cui concepiamo noi stessi, quale risultato di una nuova visione del mondo esterno. La prima rivoluzione \u00e8 stata quella copernicana, che ha tolto il predominio della Terra, e quindi dell\u2019umanit\u00e0, dal centro dell\u2019universo a favore del Sole. La seconda \u00e8 stata quella darwiniana che, dimostrando che tutte le specie viventi si sono evolute nei millenni a partire da progenitori comuni, ha tolto all\u2019umanit\u00e0 la sua centralit\u00e0 biologica. C\u2019\u00e8 poi stata la rivoluzione portata dalla psicanalisi freudiana la quale, rivelando che anche la mente \u00e8 inconscia, ha dato un altro scossone alla comprensione di noi stessi, confermato e approfondito successivamente e ancora oggi dalle scienze cognitive e dalle neuroscienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla seconda met\u00e0 del secolo scorso, spinta dall\u2019informatica e dalle tecnologie digitali, si \u00e8 avviata la quarta rivoluzione, nel pieno della quale stiamo vivendo e che l\u2019Autore esamina anche in questo scritto per cercare di fornire alcune risposte, in particolare su che cosa \u00e8 necessario fare e come approcciare l\u2019ambiente (cd. infosfera) nella quale agiamo quotidianamente. Siamo passati da una concezione di umanit\u00e0 composta da entit\u00e0 isolate, a vederci come \u201c<em>agenti informazionali interconnessi, che condividono con altri agenti biologici e artefatti ingegneristici un ambiente globale, costituito in ultima istanza da informazioni, che ho chiamato infosfera<\/em>\u201d (pag. 15). Ne deriva che la nostra intelligenza deve confrontarsi quotidianamente da un lato con artefatti ingegneristici creati dalle tecnologie digitali e ben adatti all\u2019infosfera, dall\u2019altro con la manipolabilit\u00e0 delle nostre scelte, guidate da \u201caltro\u201d che talvolta sembra quasi conoscerci meglio di noi stessi, o comunque in grado di anticipare le nostre scelte e i nostri desideri. A ci\u00f2 si aggiunga che ormai viviamo <em>onlife<\/em>[2], che non esiste pi\u00f9 una vita fuori da una connessione digitale, quindi ogni indagine deve essere fatta tenendo conto della commistione tra aspetto fisico e aspetto digitale della societ\u00e0. \u00c8 evidente che in una situazione come questa non \u00e8 possibile navigare a vista e, al tempo stesso, abbiamo un\u2019opportunit\u00e0 senza precedenti: usare la filosofia per dare un senso al mondo e ai cambiamenti che stiamo vivendo e che vivremo nel futuro. Per fare questo, dobbiamo \u201criavviare\u201d la filosofia, che \u00e8 in ritardo rispetto ai cambiamenti radicali e repentini della societ\u00e0. Lo scopo dell\u2019Autore \u00e8 quindi un\u2019indagine sulla filosofia e sul suo posto nel mondo, riportando questa disciplina ai suoi livelli pi\u00f9 alti perch\u00e9 solo in questo modo potr\u00e0 dare le risposte per affrontare le difficolt\u00e0 di fronte a cui siamo posti quotidianamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per fare questo, Floridi risponde inizialmente a due quesiti: che cos\u2019\u00e8 una domanda filosofica e che cos\u2019\u00e8 una risposta filosofica, quindi si concentra sul concetto di filosofia come design concettuale e, da ultimo, riprende i punti focali sviluppati nei capitoli precedenti, applicandoli a cinque lezioni filosofiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base di tutto c\u2019\u00e8 il saper porre la domanda giusta nel modo esatto, affinch\u00e9 produca risposte convincenti. In mancanza di queste caratteristiche, la filosofia \u00e8 sterile e inutile. Ma che cosa sono le domande filosofiche oggi? Senza entrare in questa sede nella disamina approfondita dei vari Autori presi in considerazione da Floridi, quel che appare maggiormente rivoluzionario nel testo in esame \u00e8 l\u2019applicazione per analogia della teoria computazionale di Alan Turing allo studio dei problemi che la societ\u00e0 pone. Grazie alla Macchina di Turing, infatti, \u00e8 stato possibile \u201c<em>investigare la natura dei problemi dal punto di vista della loro complessit\u00e0, intesa come il livello di difficolt\u00e0 richiesto per la loro soluzione e misurata in termini delle risorse necessarie a conseguirla<\/em>\u201d (pag. 22). Da questa premessa si sviluppa un ragionamento che porta a mano a mano e per obiezioni superate a espandere la definizione di domanda filosofica, fino a raggiungere quella finale: \u201c<em>le domande filosofiche sono in linea di principio domande aperte, fondamentali (ultime) ma non assolute, chiuse in relazioni a ulteriori interrogazioni, potenzialmente delimitate da risorse empiriche e logico-matematiche, e che necessitano di risorse noetiche per ricevere risposta al corretto livello di astrazione<\/em>\u201d (pag. 48). Le domande aperte sono quelle impossibili da affrontare in chiave empirica o logico-matematica, che restano tali anche dopo che gli interlocutori hanno formulato una risposta sulla base di una conoscenza informata, razionale e aperta di mente. Per evitare il rischio che la filosofia si ponga solo domande, diventando autoriflessiva e autoreferenziale, laddove invece sono le risposte a essere importanti, quelle con cui ci si mette veramente a rischio e che possono incidere seriamente sulla societ\u00e0, saper porre le domande giuste si rivela ancor pi\u00f9 fondamentale ed \u00e8 qui che diventa basilare l\u2019aiuto di Turing. Turing ha rivalutato e dato importanza al disaccordo, fondato sulla identificazione, il chiarimento e la condivisione dei Livelli di Astrazione (LdA), che fissano e circoscrivono le domande aperte evitando presupposti differenti che possono solo creare confusione e incomprensione. Ed invero, una cattiva domanda aperta \u00e8 quella che cerca di evitare, o di oltrepassare, i limiti fissati da ogni rilevante LdA. Riassumendo, la filosofia deve, da sempre, rispondere a domande aperte formulate secondo i presupposti sopra descritti. Solo in questo modo le risposte che vengono date restano aperte a un favorevole disaccordo. In sostanza, la filosofia propone nuove domande aperte o rivede vecchie domande, fornendo nuove risposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora, che cos\u2019\u00e8 una risposta filosofica? In primo luogo dobbiamo ricordare che il LdA qualifica il livello al quale un sistema \u00e8 considerato. Ogni teoria contiene almeno un LdA e un modello di astrazione, che ne distinguono l\u2019impegno ontologico. Sulla base di questo, nell\u2019infosfera le risposte filosofiche alle domande aperte che si pongono sono ontologicamente impegnate dalle tecnologie digitali, che impregnano la nostra quotidianit\u00e0. Senza scendere nell\u2019analisi prettamente filosofica e concettuale, in questa sede sono gli scenari contemporanei, etici e noetici, con cui dobbiamo confrontarci a divenire di primaria importanza. Per esempio, l\u2019etica dell\u2019informazione si impegna a un LdA di interpretazione della realt\u00e0 in termini informazionali, con la conseguenza che il modello che ne deriva \u00e8 costituito da sistemi e processi informazionali. Dobbiamo essere consapevoli che (inter)agiamo in ambienti conformati in modo tecnologico, siamo posti a confronto con un nuovo contesto etico e che le azioni hanno valori e conseguenze morali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo l\u2019esempio della pornografia: nella sua forma classica (immagini, film, testi), lo spettatore non \u00e8 in alcun modo \u201ctelepresente\u201d; lo stesso vale anche passando dall\u2019analogico al digitale. Ma quando pensiamo alla nuove forme di pornografia basate sulle ICT che permettono una interazione con lo spettatore (servizi telefonici, chatroom etc.) si assiste a una fusione di pornografia, promiscuit\u00e0 e prostituzione, con presenza interattiva in tempo reale dello spettatore che ora diventa agente a tutti gli effetti. \u00c8 chiaro che in una situazione del genere siamo obbligati a riconsiderare i nostri assunti etici consolidati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro importante tema \u00e8 il diritto alla privacy informazionale, inteso come un diritto esclusivo alla propriet\u00e0 e all\u2019utilizzo delle proprie informazioni. Se teniamo valida la discussione sulla privacy in termini topologici (ovvero di spazio dell\u2019osservato e spazio dell\u2019osservatore), dobbiamo considerare l\u2019argomento secondo due diverse prospettive, in base a come percepiamo la presenza dei soggetti negli spazi. Nel caso di presenza anteriore dell\u2019osservato, l\u2019esempio pi\u00f9 evidente \u00e8 l\u2019accesso illegale\/non autorizzato a un sito web o a un database, che rappresenta una intrusione nello spazio (seppure anche digitale) di un soggetto. Questa conclusione diventa problematica se applicata alle situazioni (decisamente maggioritarie) in cui la privacy \u00e8 esercitata in luoghi pubblici sotto il profilo spaziale, fisico e informazionale. Diversamente dall\u2019ipotesi precedente, qui siamo di fronte a uno spostamento (a insaputa\/contro la volont\u00e0) dell\u2019osservato nel campo dell\u2019osservatore. Floridi porta l\u2019esempio di quando siamo costretti nostro malgrado ad ascoltare la telefonata di qualcuno seduto accanto a noi in un luogo pubblico (treno, mezzi di trasporto pubblici etc.): ci sentiamo disturbati, non vogliamo ascoltare quella conversazione, ma non possiamo farne a meno. In realt\u00e0, non siamo noi a essere violati nella nostra privacy, perch\u00e9 siamo noi che stiamo ascoltando la conversazione dell\u2019altro, il quale per\u00f2 ci sta portando nel suo spazio informazionale, costringendoci a essere telepresenti nel suo spazio, anche contro la nostra volont\u00e0. Ne consegue che stiamo vivendo un caso di presenza posteriore imposta, che risulta ugualmente compromettente per la nostra privacy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, in un\u2019esistenza <em>onlife <\/em>non possiamo esimerci dal considerare la libert\u00e0 di costruire le nostre identit\u00e0 personali digitali, strettamente connessa all\u2019idea di autodeterminazione e di autonomia. In una esperienza <em>onlife<\/em>, infatti, possiamo mostrare chi vorremmo\/potremmo essere, presentandoci al nostro meglio. Ma proprio perch\u00e9 viviamo <em>onlife,<\/em> la nostra storia digitale influenzer\u00e0 la nostra storia reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, il metodo dei LdA e del modello di astrazione, basato sull\u2019osservazione di successo, migliora la comprensione dell\u2019esperienza della telepresenza e potr\u00e0 aiutarci ad affrontare i problemi etici connessi alle problematiche (ma non solo a quelle) sopra individuate, che oggi possono essere senza precedenti e inaspettate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per fare tutto ci\u00f2, la filosofia deve essere concepita come la forma pi\u00f9 elevata di <em>design<\/em> concettuale; quindi solo una filosofia costruzionista (ovvero una filosofia che impara da quelle discipline, come l\u2019economia e l\u2019informatica, che non solo conoscono, ma anche costruiscono l\u2019oggetto di interesse) sar\u00e0 capace di elaborare i concetti necessari a migliorare la nostra facolt\u00e0 di comprensione, aiutandoci a conoscere, costruire e utilizzare l\u2019informazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludo con le parole di Floridi: \u201c<em>Il mondo stesso ha fortemente bisogno di conoscenza filosofica e di disegnare nuove idee. La filosofia \u00e8 necessaria per creare le nostre societ\u00e0 dell\u2019informazione, per dare forma ai nuovi ambienti digitali in cui milioni di persone trascorrono sempre pi\u00f9 tempo e, in ultima istanza, per ripensare ci\u00f2 che mi piace definire progetto umano<\/em>\u201d (pag. 141).<\/p>\n<p><iframe style=\"width: 120px; height: 240px;\" src=\"https:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?ref=tf_til&amp;t=europe-eu-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS2=1&amp;asins=8832851482&amp;linkId=eca898112fac5e4339cee4a94576581b&amp;bc1=ffffff&amp;lt1=_blank&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><br \/>\n<\/iframe><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Luciano Floridi \u00e8 professore ordinario di Filosofia ed Etica dell\u2019informazione all\u2019Universit\u00e0 di Oxford, dove dirige il <em>Digital Ethics Lab<\/em>, e <em>chairman<\/em> del <em>Data Ethics Group dell\u2019Alan Turing Institute<\/em>, l\u2019istituto britannico per la <em>data science<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Il termine <em>onlife<\/em> \u00e8 stato coniato da Floridi per rappresentare l\u2019esperienza che l\u2019uomo vive nelle societ\u00e0 iperstoriche dove \u201c<em>non distingue pi\u00f9 tra online e offline e addirittura dove non \u00e8 pi\u00f9 ragionevole chiedersi se si \u00e8 online o offline<\/em>\u201d. La parola \u00e8 stata adottata dal progetto\u00a0<em>Onlife Initiative: concept reengineering for rethinking societal concerns in the digital transition<\/em>,\u00a0istituito dal 2011 al 2013 dalla <em>European Commission Directorate General for Communications Networks, Content &amp; Technology<\/em> (https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Onlife).<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Autore:<\/strong><\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/platform.linkedin.com\/badges\/js\/profile.js\" async defer><\/script><\/p>\n<div class=\"LI-profile-badge\" data-version=\"v1\" data-size=\"large\" data-locale=\"it_IT\" data-type=\"horizontal\" data-theme=\"light\" data-vanity=\"manuela-bianchi-01538a4\"><a class=\"LI-simple-link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/manuela-bianchi-01538a4?trk=profile-badge\">Manuela Bianchi<\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia come strumento per disegnare il progetto umano nella societ\u00e0 dell\u2019informazione\u00a0 Brevi note a Luciano Floridi, Pensare l\u2019infosfera \u2013 La filosofia come design concettuale, Raffaello Cortina ed., Milano, 2020, trad. 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