L’evoluzione del mercato del lavoro e l’espansione dell’economia digitale hanno generato un ampio ventaglio di nuove figure professionali, spesso caratterizzate da autonomia operativa, modalità di lavoro da remoto e operatività online. Dietro la flessibilità e le opportunità offerte dalle nuove professioni digitali, si celano importanti responsabilità fiscali. Approfondiamo meglio l’argomento.
Obblighi fiscali per le professioni digitali
Le nuove professioni digitali, al pari di tutte le attività economiche svolte in modo abituale e continuativo, sono soggette all’obbligo di apertura della partita IVA. Il primo passo, per chi intende intraprendere una di queste attività, è la scelta del regime fiscale più adatto. In questo senso, avvalersi di una guida al regime forfettario è uno strumento da prendere in considerazione per orientare chi muove i primi passi in ambito digitale.
Il regime forfettario è la forma agevolata di imposizione fiscale destinata ai contribuenti che rispettano specifici requisiti: ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro annui, spese per lavoro dipendente inferiori a 20.000 euro, e assenza di partecipazioni in società di persone o S.r.l. trasparenti. È particolarmente adatto per professionisti digitali in fase di avvio o con struttura operativa leggera, poiché prevede un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni), l’esonero dall’IVA e dagli obblighi contabili ordinari.
Chi non rientra nei parametri del forfettario dovrà adottare il regime ordinario, con obbligo di registrazione delle fatture, liquidazioni IVA periodiche, dichiarazioni annuali e versamento di IRPEF, addizionali, contributi e altre imposte in base al reddito effettivo.
Quali sono le nuove professioni digitali?
Le professioni digitali non appartengono a un unico settore e si articolano in numerose specializzazioni nate dall’interazione tra tecnologia, comunicazione e creatività. Alcune tra le più diffuse e richieste includono:
- social media manager: gestisce la presenza digitale di aziende o professionisti su piattaforme come Instagram, Facebook, LinkedIn e TikTok;
- SEO specialist e copywriter: si occupano dell’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca e della redazione di testi per blog, siti web e campagne pubblicitarie;
- web designer e sviluppatori web: realizzano siti internet e interfacce utente, integrando competenze tecniche e grafiche;
- e-commerce manager: gestisce attività commerciali online, occupandosi di vendite, logistica e customer care;
- digital advertiser: progetta e integra le campagne pubblicitarie su Google Ads, Meta Ads e altre piattaforme;
- content creator e streamer: producono contenuti multimediali per YouTube, Twitch, podcast o piattaforme simili;
- data analyst e specialisti di marketing automation: analizzano dati e automatizzano i processi di comunicazione e vendita online.
Queste attività si svolgono in autonomia, senza vincoli di subordinazione e possono assumere forme contrattuali diverse.
A cosa fare attenzione?
Chi svolge una professione digitale deve prestare particolare attenzione a diversi aspetti fiscali e gestionali. È obbligatorio scegliere il corretto codice ATECO al momento dell’apertura della partita IVA. Questo codice determina, tra le altre cose, il coefficiente di redditività in regime forfettario e può influenzare le comunicazioni obbligatorie con INPS, Agenzia delle Entrate e altri enti.
Un altro elemento riguarda la gestione previdenziale, poiché n assenza di una cassa professionale di categoria, i professionisti digitali sono tenuti a iscriversi alla Gestione Separata INPS e a versare i contributi in base ai compensi percepiti, con aliquote che superano il 26%. Il versamento avviene in autoliquidazione con modello F24, in due acconti e un saldo annuale.
