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Il ruolo dei social network nelle elezioni americane 2020

di Mattia Caiazza


Le elezioni USA che si sono appena concluse hanno sicuramente rappresentato una svolta dal punto di vista dell’utilizzo e dell’efficacia dei social network come mezzo di comunicazione da parte dei candidati in corsa alla casa bianca.

Le strategie sono state analoghe a quelle delle elezioni del 2016: da un lato il partito repubblicano con Donald Trump, che ha fatto di Twitter la sua piattaforma di comunicazione prediletta, indicando addirittura i suoi tweet come comunicazioni ufficiali da presidente in carica, e dall’altra il partito democratico con Joe Biden, che ha sì fatto uso delle piattaforme social, ma sempre moderatamente e spesso non personalmente, affidandosi spesso a media più tradizionali. I risultati elettorali non sono però stati uguali a quelli della scorsa tornata, e la strategia che aveva portato Trump alla casa bianca 4 anni fa oggi non si è rivelata altrettanto efficace; che cosa è cambiato, quindi?

L’efficacia della propaganda politica tramite media digitali era già stata dimostrata nel 2008 e nel 2012, quando Barack Obama venne eletto (e poi rieletto) alla presidenza degli Stati Uniti; in entrambe le campagne elettorali, l’avversario repubblicano dell’ex presidente statunitense si era appoggiato solamente a media classici, senza avere sviluppato una vera e propria strategia basata principalmente sulla presenza in rete. All’epoca la modalità di presentazione del candidato in una modalità inedita, più a diretto contatto con le persone e con gli elettori, l’espressione delle proprie idee tramite un media che fino a quel momento era visto come mezzo per tenersi in contatto con amici e familiari che permette di interagire direttamente anche con una figura politica come il candidato alla presidenza degli Stati Uniti e che ha quindi creato un contatto diretto tra elettore e nominato, si è dimostrata vincente ed efficace a condividere le visioni politiche dell’allora candidato.

Per spiegare come l’effettività di questo metodo non sia stata la stessa di quattro anni fa, bisogna indagare come la percezione dei social e soprattutto di ciò che viene scritto sui social sia cambiata negli ultimi anni.

Inizialmente i social network erano visti come terreno neutrale, in cui chiunque aveva la possibilità di esprimere la propria opinione e dire la sua su qualsiasi argomento; non vi era censura di alcun tipo e tutto ciò che veniva postato erano per lo più opinioni personali.  Viene naturale immaginare come questo abbia potuto giovare sia al dibattito che alla propaganda politica, in quanto permette non solo agli utenti di potersi confrontare con persone e personalità con le quali non avrebbero normalmente potuto interagire dal vivo e con opinioni differenti dalle loro, ma permette anche al candidato politico di potersi rivolgere direttamente al suo elettorato e non, dando l’impressione di un contatto diretto con ogni singolo, abbattendo quindi la distanza che si percepisce negli altri media tradizionali.

Un indiscusso vantaggio dei social network inoltre è quello di poter individuare e selezionare il target a cui diffondere la propria visione politica nella maniera più precisa possibile; il caso più evidente dell’efficacia di questo metodo è dato sicuramente dal caso Cambridge Analytica che, proprio con riferimento alle elezioni del 2016 ha rivelato come fosse stato possibile inoltrare agli utenti tramite social delle informazioni ad hoc analizzando le preferenze di questi, l’estrazione sociale, il luogo in cui vivono, effettuando una vera e propria profilazione politica ed essendo quindi in grado di inviare loro contenuti dedicati, con l’obiettivo di influenzare la scelta di voto degli utenti coinvolti.

Un altro metodo che ha dimostrato la facilità con cui è possibile influenzare i votanti è sicuramente quello della diffusione di c.d. “fake news” o notizie false o fuorvianti, in modo da enfatizzare o sottolineare determinati aspetti della propria politica ed ottenere ancora più consenso in un senso o nell’altro; in questi casi infatti non è importante che la notizia sia veritiera, ma che sia invece in grado di raggiungere un numero elevato di persone in pochissimo tempo. Anche se venisse successivamente smentita, avrebbe già consumato l’effetto di aver provocato una determinata reazione nel target prefissatosi.

Se fino all’avvento del digitale la politica era fatta di importanti discorsi, lunghi ed articolati, in cui le idee del candidato venivano espresse in maniera completa e solitamente durante un evento o un’intervista programmati, oggi il messaggio che presenta più efficacia è quello breve, conciso, provocante e quanto più presenta queste caratteristiche, tanto più viene condiviso da altri utenti così da aumentarne la visibilità. La differenza nelle modalità di veicolare il discorso non è l’unica differenza che questo comunicare tramite slogan ha portato: infatti proprio la natura rapida e concisa di questi messaggi fa sì che vengano ricevuti subito da una moltitudine di utenti ma anche che esauriscano il loro effetto in un brevissimo lasso di tempo.

Così come le elezioni americane del 2008 sono state un proficuo terreno di prova per l’utilizzo dei social, la presidenza di Donald Trump potrebbe aver fatto dato inizio al loro declino in politica, per lo meno nella modalità in cui è stato utilizzato finora.

Come si accennava, uno degli aspetti principali degli ultimi quattro anni della presidenza Trump è stato l’utilizzo quotidiano e costante di Twitter che ha contribuito ad accentuare ancor più il già esistente divario tra le notizie apprese da media tradizionali e dai social network; proprio per la loro caratteristica di “neutralità” e indipendenza, si è portati a credere a ciò che si apprende online, senza chiedersi se quello che si sta leggendo possa essere vero oppure no. Questo comporta che qualsiasi notizia che possa influenzare negativamente un candidato e che viene propagandata da televisioni, giornali e notiziari possa essere smentita con un semplice post, accusando gli autori riportare “fake news”.

Nell’ultimo bienno si sono osservati una serie di fenomeni: da un lato c’è stato un enorme proliferare di fake news, consistenti sia in notizie fuorvianti o mezze verità, sia in veri e propri fatti totalmente inventati, diffusi solo per alimentare determinate credenze o disordini che han creato negli utenti una nuova forma di diffidenza rispetto alle notizie apprese sui social network; dall’altro lato, proprio perché i social network si trovavano ad essere il principale mezzo di diffusione di queste, i decision makers delle più famose piattaforme hanno deciso di implementare un sistema che riconoscesse e segnalasse quali notizie non avessero alcun fondamento.

Proprio quest’ultima misura parrebbe aver influenzato – almeno in parte –  negativamente Donald Trump nelle elezioni USA 2020: molti post e tweet di Trump sono stati infatti segnalati come fuorvianti e non veritieri, diminuendo la sua credibilità e la diffusione che i post avevano in precedenza; non solo ciò che veniva postato dal presidente veniva segnalato come fuorviante, ma anche informazioni diffuse dai alcuni dei suoi sostenitori, facendo sì che molti cominciassero a dubitare di ciò che in precedenza consideravano vero a prescindere.

Il candidato democratico ha invece preferito intervenire sui social in maniera meno aggressiva e più “istituzionale”, con messaggi più neutri e concisi, ed evitando così che i suoi tweet venissero segnalati come fuorvianti. Ed è quest’ultimo ad essersi reso conto forse meglio di chi l’ha preceduto che il futuro della comunicazione eletto-elettore sta proprio nei social network, che continueranno ad essere protagonisti nella comunicazione politica di ogni paese. Il crescente utilizzo che se ne fa anche in ambito istituzionale, fa scommettere che continueranno – almeno per diversi anni – ad occupare una posizione di rilevanza nel panorama mediatico internazionale, spesso con notevoli risvolti sul piano diplomatico. È tutto sui candidati, quindi, l’onere di esplorare nuove modalità per raggiungere più persone possibili, ma nel rispetto della verità dei fatti esposti.


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