Donne e proprietà intellettuale: statistiche e prospettive

di Vittoria Basilavecchia

Lo scorso 26 aprile, come avviene ogni anno dal 2000, si è celebrato il World IP Day a cura della Wipo (World Intellectual Property Organization), finalizzato ad accrescere la consapevolezza circa il ruolo della proprietà intellettuale nella vita di tutti i giorni e a celebrare il contributo apportato da inventori e creatori nello sviluppo delle società.

Il tema del World IP Day 2018 è stato “Powering Change: Women in Innovation and Creativity” e la giornata ha dunque riguardato il ruolo delle donne nelle invenzioni e nelle creazioni. Sul tema, Francis Gurry, Direttore Generale della Wipo, ha dichiarato “Today we celebrate the innovative, creative accomplishments of women around the globe and across history who expand the frontiers of knowledge and culture[1].

Oltre che per la celebrazione del ruolo delle donne nel settore della proprietà intellettuale, la giornata ha offerto uno spunto di riflessione anche per ciò che riguarda il divario esistente tra uomini e donne in ambito innovativo e creativo.

Ed invero, il Patent Cooperation Treaty Yearly Review del 2017[2] (di seguito per brevità PCT Yearly Review), redatto a cura della Wipo, per la prima volta[3] ha annoverato tra le proprie sezioni anche un capitolo specificamente dedicato al numero di donne che hanno depositato domande di brevetto nel ventennio ricompreso tra il 1995 ed il 2015, per tali intendendosi tutte quelle domande nelle quali tra i diversi inventori figurava almeno una donna[4]. A tal fine, dal momento che le domande di deposito non riportano espressamente il sesso del soggetto richiedente, la Wipo ha elaborato un dizionario multilingue di nomi utilizzati in 182 Paesi che facilitasse l’analisi delle domande di deposito.

Il quadro che ne è emerso, se da un lato indica che sono stati fatti enormi progressi verso l’equilibrio di genere nel corso del tempo, dall’altro evidenzia quanto ancora vi sia da fare in tal senso.

Infatti, se nel 1995 il numero di donne inventrici si arrestava al 17%, nel 2015 la percentuale è cresciuta sino a raggiungere il 29%. Dunque, benché tale numero sia cresciuto in maniera notevole negli ultimi vent’anni, lo stesso resta comunque limitato a meno di un terzo del totale delle domande di registrazione depositate. Peraltro, si ricorda che si fa riferimento alle domande che indicano tra gli inventori almeno una donna e non a quelle che invece escludano del tutto gli uomini.

Lo studio della Wipo ha inoltre considerato le singole aree geografiche, fornendo così un panorama dei Paesi in cui il gender gap risulta maggiore e quelli che invece tendono maggiormente verso l’equilibrio tra i due sessi. In quest’ultima categoria rientrano la Cina e la Corea del Sud, dove le donne inventrici sono circa la metà, seguite da Singapore, Spagna e Polonia, dove la percentuale si aggira tra il il 33,5% e il 36,6%.

Dal lato opposto troviamo invece Italia, Germania, Giappone e Sudafrica, dove le domande di brevetto depositate da donne non arrivano nemmeno ad un quinto. È tuttavia interessante notare che, tra le imprese che hanno depositato il maggior numero di brevetti che annoverino almeno un’inventrice, figura al terzo posto la tedesca Henkel KGaA[5].

I fattori alla base di un simile divario possono essere molteplici. Sicuramente, il tasso di occupazione femminile incide in maniera significativa, specie se si considerano quei settori, quali quelli scientifico e tecnologico, che più si prestano allo sviluppo di invenzioni brevettabili. Ciò è peraltro confermato dal fatto che i brevetti internazionali registrati dalle donne tendono ad essere più alti nel settore accademico rispetto a quello commerciale[6].

Lo stesso può dirsi con riferimento al numero di donne che intraprendono studi di carattere scientifico, statisticamente più proliferi nel settore dei brevetti.

È stato anche sostenuto che sarebbe la stessa normativa a scoraggiare la partecipazione delle donne nel settore della proprietà intellettuale[7], con la conseguenza che tale branca del diritto perderebbe le caratteristiche di “neutralità di genere” che ci si aspetterebbero tradizionalmente[8]. Tale tesi fa leva sugli stessi presupposti considerati dalla normativa sui brevetti ai fini del riconoscimento della tutela dalla stessa accordata.

Più precisamente, secondo questa interpretazione la nozione di invenzione brevettabile contenuta nell’art. 27 del TRIPS (The Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights)[9], rifletterebbe un modello androcentrico, in quanto i presupposti di riconoscimento della tutela coinciderebbero con le caratteristiche che, in linea di massima, sarebbero proprie delle “invenzioni maschili[10].

In conclusione, se non vi è certezza circa i fattori e le cause determinanti il divario descritto, è invece lampante la necessità di adottare contromisure efficaci: il più volte citato PCT ha infatti evidenziato che, se la situazione non dovesse mutare, un equilibrio di genere si raggiungerà, verosimilmente, solo nel 2080.


[1] World Intellectual Property Day 2018 Celebrates Women’s Accomplishments: New WIPO Figures Show Highest-Ever Rate of Women Inventors, but Gender Gap Persists, consultabile su https://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2018/article_0003.html.

[2] Wipo PCT Yearly Review – Measuring women’s participation in international patenting, 2017, consultabile su http://www.sib.it/wp-content/uploads/2018/03/WIPO-Women-patenting.pdf.

[3] ERCOLI L., Donne e brevetti: quante sono le inventrici nel mondo, e di quali settori tecnologici si occupano?, 8 marzo 2018, consultabile su http://www.sib.it/flash-news/donne-e-brevetti-quante-sono-le-inventrici-nel-mondo-e-di-quali-settori-di-tecnologia-si-occupano/.

[4] Nel seguito si indicherà “donne inventrici” facendo riferimento a tale nozione.

[5] La Henkel KGaA segue la Sudcoreana LG Chem Ltd e la francese L’òreal.

[6] Sul punto, si veda il più volte citato PCT della Wipo.

[7] Shlomit Yanisky-Ravid, Eligible Patent Matter – Gender Analysis of Patent Law: International and Comparative Perspectives, 19 Am. U. J. Gender Soc. Pol’y & L. 851, 2011.

[8] Tale caratteristica si spiega, in particolare, comparando il settore del diritto di proprietà intellettuale rispetto con altre branche del diritto, quali ad esempio il diritto di famiglia o quello del lavoro, che prendono necessariamente in considerazione la distinzione tra i generi. Sul punto, si veda sempre Shlomit Yanisky-Ravid, ibid.

[9] Più precisamente, l’art. 27 TRIPS stabilisce che “possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni, di prodotto o di procedimento, in tutti i campi della tecnologia, che siano nuove, implichino un’attività inventiva e siano atte ad avere un’applicazione industriale

[10] Shlomit Yanisky-Ravid, ibid, p. 862.


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